I dati: il 70% non va oltre la prova con l’intelligenza artificiale
L’AI è ormai un’implementazione pressoché dovuta e per la maggior parte delle aziende la domanda pare essere non se ma quando (anche se poi, se si vanno a vedere i dati reali del suo utilizzo nelle imprese, confrontati al grado di digitalizzazione, le statistiche dicono ben altro): sulla carta, un processo realizzabile, forse anche semplice, se si è disposti a investire in infrastrutture, lavorando su un compiuto processo di digitalizzazione. Invece, non pare essere così: non solamente molte PMI sono ancora ben lontane, perché ancora indietro nel processo digitale o perché non hanno il mindset corretto, ma circa il 70% di quelle che partono con un progetto di intelligenza artificiale non arrivano alla produzione su scala, fermandosi in fase di proof of concept.
Non la tecnica ma la mentalità
Dove è dunque il problema? L’implementazione tecnica è più complessa rispetto a quanto qualcuno, da profano, possa pensare? In realtà la vera radice che distingue un uso strategico e efficace dell’AI, così come di ogni evoluzione tecnologica, non è tanto nella parte tecnica e infrastrutturale bensì nella mentalità. Sono molti gli analisti che parlano di un ostacolo derivante dal mindset, ancora legato al passato, che non sempre vede i reali vantaggi dell’AI o che la analizza piuttosto con la paura che possa prendere il posto delle persone e non affiancarle: per noi di Ated, invece, e per chi funge da insegnante e relatore ai nostri corsi e ai nostri eventi, l’intelligenza artificiale deve mantenere un forte fattore umano.
La volontà di cambiare deve venire dall’alto
ForFirm, che assieme a noi organizza l’evento ForFirm&AI Talks che si svolgerà il 28 maggio a Lugano, inserisce un ulteriore tassello, sostenendo che il vero scatto da fare non riguarda i lavoratori in genere ma i piani alti delle aziende. Secondo Elisa Sicari, tra gli organizzatori della serata, infatti, per un’implementazione davvero vantaggiosa dell’AI serve una governance diversa e decisa, oltre a una riscrittura dei processi e all’inserimento in azienda di veri e propri AI board. Tradotto: l’uso dell’intelligenza artificiale deve essere calato dall’alto con precisi procedimenti e non introdotto in maniera quasi casuale, sull’onda di quello che viene definito hype.
Che cosa è l’AI shadow e i suoi numeri
Non a caso l’evento di Forfirm in collaborazione con noi di Ated è proprio incentrato sull’AI oltre l’hype, ovvero su che cosa rimane davvero di un processo di cui tutti parlano, oltre i sensazionalismi e i facili proclami. ForFirm, che si occupa di consulenza in ambito di businnes transformation e di AI Hub, cita alcun dati significativi: il 75% delle realtà imprenditoriali svizzere, fa notare Elisa Sicari, non usa in modo ufficiale e strutturato l’AI nei suoi processi aziendali, ma per contro il 47% degli utenti dichiara di impiegarla invece non solo nella sua vita privata bensì anche nel lavoro. Significa che singoli lavoratori usano autonomamente programmi o chatbot come ChatGPT o Claude nella loro quotidianità lavorativa, chiedendo aiuto per razionalizzare, velocizzare e automatizzare alcuni processi, senza avere delle linee guida aziendali. È la cosiddetta AI shadow, l’intelligenza artificiale usata nell’ombra, non tracciabile.
I rischi quando non c’è un intervento della governance
E l’assenza di una vera policy a livello aziendale non solamente frena un’innovazione ormai vista come inevitabile, che potrebbe essere molto potente e portare una lunga serie di vantaggi, ma comporta anche dei rischi. Il principale è legato a tematiche di cyber security e di gestione dei dati, laddove dei dati aziendali sensibili vengono inseriti dai singoli utenti, a scopo lavorativo, nei chatbot, senza il controllo diretto dell’azienda. Da qui la conclusione di ForFirm: le aziende devono porre uno sguardo attento all’AI, scegliendo un’implementazione regolamentata e guidata, che permetta uno sviluppo e rispetti le normative e sia sicuro. E tutto ciò passa da un cambio di mentalità da parte degli alti dirigenti, che sono i principali destinatari dell’evento del 28 maggio. Senza una volontà di execution dall’alto, infatti, Elisa Sicari ritiene che non possa esserci un reale e strutturato uso dell’AI. I quadri dirigenti devono essere in grado di conoscere e guidare l’inserimento delle nuove tecnologie nelle realtà aziendali e per questo devono conoscerle.
AI, un investimento che deve avere i suoi ROI
Il motivo principale per cui si riscontra un ritardo nell’adozione dell’intelligenza artificiale è dato dalla rapidità con cui si è sviluppata, poiché ChatGPT ha conosciuto in due mesi la stessa crescita che ha interessato Internet in sette anni, richiedendo di acquisire competenze e skills nuove e in continuo divenire, cui non tutti si sono fatti trovare pronti. Se le aziende vogliono però restare al passo ora devono recuperare, agendo sulla governance, che deve essere un attore attivo nel processo di implementazione dell’AI. Esso stesso deve essere visto, secondo Elisa Sicari, come un investimento che abbia dei precisi ROI, quindi dei criteri misurabili, e non resti solo un budget allocato in uno sviluppo senza impatto concreto. Può essere orientato al business o al risparmio, il vero valore a suo avviso è quanto è rivolto verso la clientela, che dal canto suo si è già evoluta, con canali, velocità di acquisizione e modi di interazioni diversi. Non evolversi vuol dire non stare al passo e perdere dunque competitività.
Gli AI board, composti da chi fa parte della governance
Al tempo stesso servono secondo ForFirm dei veri e propri AI board che spingano le aziende ad adottare realmente le nuove tecnologie, seguendo delle linee guida stabilite sulla base degli obiettivi. La volontà non può che venire dalle prime linee, dai dirigenti che si occupano di governace, che devono far parte dei board, assieme se serve a esperti e consulenti esterni (che potrebbero formarsi con i nostri corsi AFP) . Se è vero che la formazione dei lavoratori è basilare per poter usare qualsiasi tecnologia, altrettanto lo è una voglia di execution reale che parta dall’alto e faccia sì che l’intelligenza artificiale non venga usata solo dai singoli, al di fuori di qualsiasi controllo e strategia aziendale.
L’invito di ForFirm per AI Talks Artificial Intelligence meets Strategic Goals
Non farlo frena la crescita e comporta pericoli di violazione di dati e di cybersecurity, farlo garantisce uno sviluppo reale e concreto. Seguire l’evoluzione vuol dire scrivere dei nuovi processi interni e modificare i team da verticali a crossfunzionali ma nulla è possibile senza un cambio di passo da parte delle governance. Il 28 maggio quindi l’invito è a loro, a chi può tradurre in realtà l’inserimento dell’AI nelle aziende. Se così tante non riescono a passare a una fase operativa, bisogna ripensare ai processi a monte e ForFirm, con noi di Ated, promuovere una serata dove illustrerà il suo metodo di lavoro, porterà dei case studies ma aprirà, come di consueto nei nostri eventi, una tavola rotonda di confronto, indispensabile per tastare il polso della situazione, comprendere le difficoltà e le sfide e trovare, nel dialogo, delle possibile soluzioni.
Per le aziende che desiderano coinvolgere chi fa parte della loro governance: evento
Prossimi eventi Ated
19 maggio: Ated Tech Night
28 maggio: ForFirm AI Talks
11 giugno: Estated 2026

