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ated19 mag 20266 min read

AI Economy: il mercato dell'intelligenza artificiale secondo Jacopo Paoletti

Il libro di Jacopo Paoletti

L’intelligenza artificiale sta dando vita a un nuovo tipo di mercato, che cerca di predire le richieste e i desideri dei consumatori, adattando produzione e scorte, con innegabili possibilità di ottimizzazione, e non più di chiedere alle persone che cosa vogliono. Secondo Jacopo Paoletti, autore del libro AI Economy, dove sono presenti “contributi originali di imprenditori, manager, esperti, professori e ricercatori universitari, con uno sguardo volutamente interdisciplinare: economia, tecnologia, impresa, umano, diritto, lavoro, consumo, potere, giustizia, desiderio”, le modifiche sono già visibili e la domanda non è più “se” integrare l’AI ma come la si vuole adottare.

Jacopo Paoletti

 

Che cosa rappresenta oggi l’AI

Nel libro la tesi forte è che ormai l’intelligenza artificiale non sia più, spiega, “soltanto una tecnologia, né semplicemente una famiglia di strumenti da aggiungere ai processi esistenti. È qualcosa di più profondo: una nuova architettura dell’economia. Con questo intendo dire che l’AI non interviene più solo in un punto della catena del valore (un software, un reparto, una funzione aziendale, una campagna marketing, un algoritmo di raccomandazione) ma tende a riorganizzare il modo stesso in cui valore, decisioni, informazioni, lavoro, consumo e potere vengono prodotti e distribuiti”. E uno dei cambiamenti più importanti e forse non visti da osservatori esterni, che si concentrano principalmente su come può portare alla perdita di posti di lavoro e a automatizzazioni che vanno a ridurre l’importanza umana, è proprio quello che riguarda il rapporto tra domanda e offerta.

L’algoritmo del desiderio e il suo impatto sul mercato (e su di noi)

L’AI è in grado, per definizione, non solo di prendersi a carico alcuni compiti ripetitivi e ritenuti spesso noiosi e con alte possibilità, proprio per questo, di errore, ma anche e soprattutto di analizzare i dati che le vengono trasmessi e di personalizzare offerte e portare previsioni. Gli algoritmi mostrano agli utenti, a partire da piattaforme come i social o quelle di consumo di servizi, dei risultati che potrebbero essere di loro gradimento. Come li definiscono? A partire da quello che hanno già apprezzato, visto, su cui sono tornati, che hanno comprato. “Nel libro parlo dell’“algoritmo del desiderio” proprio per indicare questo passaggio: l’AI non si limita a chiederci che cosa vogliamo, ma prova a dedurlo prima che lo formuliamo. Ogni click, ogni tempo di permanenza, ogni acquisto, ogni esitazione, ogni ritorno su una pagina diventa materiale predittivo. Il consumatore, in questo scenario, non è più solo un soggetto che sceglie; diventa anche un oggetto modellizzato”, sono le parole di Jacopo Paoletti, uno dei formatori del percorso Business AI Specialist e sarà relatore al Festival AI Svizzera e Italia. È manager, imprenditore e advisor con background in economia digitale e ingegneria informatica, studia gli incroci tra marketing, comunicazione e tecnologia, è docente, autore e relatore su innovazione e trasformazione digitale.

I vantaggi che il nuovo mercato può portare alle aziende

Dunque, in automatico, il valore si sposta non più solamente sul bene ma “nella capacità di leggere il comportamento che lo precede e lo segue. Una piattaforma che capisce meglio la domanda può

produrre meglio, distribuire meglio, comunicare meglio, prezzare meglio”. Quali sono le conseguenze di un mercato configurato in questo modo, dove per mercato non si deve intendere solo il commercio, bensì “il retail fisico, la moda, il turismo, l’hospitality, la finanza, l’entertainment, la logistica, la distribuzione alimentare”? Per le aziende, ci sono sicuramente dei vantaggi: “L’AI consente di prevedere scorte, adattare prezzi, personalizzare offerte, costruire esperienze, ottimizzare magazzini, ridurre sprechi, segmentare pubblici, generare contenuti, simulare scenari. L’OCSE osserva che sistemi AI di ricerca, raccomandazione e conversazione possono ridurre i costi di ricerca e verifica per consumatori e clienti, filtrando, classificando e personalizzando le opzioni, con effetti potenzialmente positivi sulla qualità del matching e sulla concorrenza”.

E i rischi connessi con un mercato mosso dagli algoritmi dell’intelligenza artificiale

Al tempo stesso però il mercato può perdere la spontaneità, perché mette il consumatore davanti a prodotti che potenzialmente gli piacciono, perché seguono i suoi gusti, senza fargli conoscere un ampio ventaglio di scelte alternative. Spesso infatti si vive anche di novità, di sperimentazioni su servizi e prodotti nuovi, mai usati e magari mai nemmeno considerati prima. Ma se il ventaglio di scelte si riduce, ad opera di un algoritmo, è difficile conoscerli e dunque sceglierli, creando un contesto più adattivo e meno esplorativo. Al tempo stesso, l’intelligenza artificiale può quindi, per Jacopo Paoletti, “generare efficienza, sostenibilità, riduzione degli sprechi, servizi più pertinenti. Ma può anche creare asimmetrie enormi tra chi possiede infrastrutture, dati e modelli e chi invece resta fuori da quella capacità di anticipazione”.

Contemporaneamente, la predizione può anche diventare performativa: “Se un sistema prevede che una certa tendenza crescerà, le imprese possono investire in quella direzione, le piattaforme possono darle più visibilità, i consumatori possono incontrarla più spesso, gli influencer possono rilanciarla, i media possono raccontarla. A quel punto la previsione non descrive soltanto il futuro: contribuisce a produrlo. È la profezia autoavverante del mercato algoritmico. La questione si vede bene anche nel pricing. L’OCSE segnala che l’adozione dell’AI amplia in modo significativo la capacità delle imprese di praticare dynamic pricing ad alta frequenza e offerte personalizzate, elaborando dati comportamentali e transazionali per stimare con precisione la disponibilità a pagare dei consumatori”.

L’AI e il fattore umano. “Liberare l’uomo per restituirgli tempo, non sostituirlo”

In definitiva la sfida sta nel trovare un equilibrio ed è qui che si gioca l’intera partita per quanto concerne l’AI e il suo uso. Jacopo Paoletti sposa la visione di noi di Ated in merito a un’intelligenza artificiale che sappia restare umana. Per lui, “ il lato umano si mantiene quando non viene usata per rendere l’uomo superfluo, ma per liberarlo dalle parti più ripetitive, cieche o meccaniche del lavoro, restituendogli tempo per ciò che richiede presenza: ascolto, intuizione, responsabilità, relazione, immaginazione, decisione”. In pratica, vuol dire agire “progettando processi in cui le persone conservano comprensione, responsabilità e possibilità reale di intervento. Significa formazione, spiegabilità, cultura del dato, governance, supervisione, capacità critica. Significa soprattutto non delegare all’AI le domande che richiedono senso, e non solo calcolo”. Porta a farsi domande, su come si vuole usare l’intelligenza artificiale e con che regolamentazioni, come fa notare parlando di AI Act europeo, che ha lo scopo di rendere l’innovazione affidabile, non di frenarla. Una lezione per lui centrale.

Le opinioni degli esperti: l’AI che fa la differenza è concreta

Un atout che arricchisce ancor di più AI Economy, il lavoro di Jacopo Paoletti, che parla dei dati come della “biosfera cognitiva” dell’economia, sono le opinioni di personalità di spicco di vari mondi. E tra di esse ci sono dei fil rouge che parlano di come è percepita l’AI nel mercato: per quasi tutti, non è un semplice strumento bensì “una tecnologia trasformativa, una forza infrastrutturale, un nuovo livello dell’organizzazione sociale ed economica” (per dirla con l’autore, la nuova energia elettrica). Molti sono consapevoli che l’AI che sa davvero trasformare è quella che entra in modo silenzioso nei progetti e li trasforma, senza per forza clamore. E infine, c’è la percezione di un fenomeno che coinvolge economica, tecnologia, umanità, che va esplorato nella sua complessità

La nostra call to project È quello che come Ated vogliamo fare nel Festival AI Svizzera e Italia, per cui è aperta una call to project per progetti innovativi.

 


Per partecipare: Ated AI Innovation Challenge

 

 

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