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ated08 giu 20265 min read

L’impatto culturale dell’AI secondo Simone Arcagni

Non solo un fenomeno tecnico

L’intelligenza artificiale è la rivoluzione tecnologica che negli ultimi anni, oltre che in prospettiva nei prossimi, anche se l’evoluzione è di per sé imprevedibile, ha avuto un’incidenza maggiore sui processi lavorativi, oltre che nell’immaginario collettivo. È in grado di automatizzare e semplificare diversi compiti e le sue applicazioni sono differenti nei vari ambiti, probabilmente ancora inesplorate nelle loro potenzialità e declinazioni. Quando si parla di AI si pensa a un processo da applicare sine qua non, perché è noto, e noi di Ated ne siamo perfettamente d’accordo, che il tema non è se ma quando, e spesso non si ragiona su quanto essa non sia solamente un fenomeno tecnico bensì sociale e con un forte impatto culturale.

Per Simone Arcegni conta l’impatto culturale

Ci si ferma a considerare la parte tecnologica, comunque fondamentale se si pensa che in ogni caso in Ticino vi sono ancora diversi casi in cui la digitalizzazione non è stata completata e dunque non si può pensare a una reale implementazione dell’AI, ma poi, come testimonia l’evento con ForFirm, il 70% delle aziende fallisce nel processo. Invece secondo l’autore, Esperto di new media, intelligenza artificiale, cultura e arte digitale, docente presso l'Università IULM di Milano nel Dipartimento di Comunicazione, Arti e Media Simone Arcagni, docente APF per Ated e speaker al Festival AI Svizzera e Italia, l’intelligenza artificiale va letta come una trasformazione culturale. Non si può lavorarci o anche solo approcciarvisi senza considerare l’impatto che ha su immaginari, comportamenti e società.

Non una rivoluzione ma un segno di continuità evolutiva

In prima battuta iscrive l’intelligenza artificiale nell’ambito di una naturale evoluzione secondo cui l’uomo cerca di amplificare in maniera artificiale e grazie alla tecnica, e poi spesso di delegare, i compiti necessari. Simone Arcagni nel suo discorso sull’impatto culturale cita precedenti storici, a partire dalla leva, che aumentava l’azione del braccio quando serviva forza, sino alla carrozza che dava la possibilità di coprire grandi distanze quando c’era il bisogno di muoversi: ora si sente l’esigenza di esternalizzare una parte fondamentale dell’intelligenza umana, la memoria. L’AI a suo dire non è che una grande manipolazione di dati, che per essere usata senza esserne usati va conosciuta. Ma non è nulla di nuovo, perché da sempre l’essere umano modifica il mondo a suo vantaggio attraverso la costruzione di macchine e quindi la tecnica e di intelligenza artificiale parlava addirittura Omero. Quindi, va letta in una trasformazione costante nella storia umana, una visione che in un certo senso la mostra come un punto di una linea continua e non uno di rottura.

La società dell’informazione e il suo legame con l’AI

Ma quale è il grande bisogno che spinge, al momento, l’uomo a investire sull’AI, che cosa cerca? Simone Arcagni sottolinea come non si possa leggere il fenomeno senza vedere l’impatto culturale, ovvero senza contestualizzarlo nella società in cui è nato e sta prosperando, ovvero quella dell’informazione. Siamo in un mondo dove c’è l’esigenza di consumare, creare, generare informazioni, che siano informative in senso stretto o di intrattenimento. Se poter accedere al sapere è senza dubbio positivo, d’altro canto la grandissima quantità di dati a disposizione, grazie all’AI ma non solo, manda in crisi sistemi, come l’editoria, che mirano a portare delle interpretazioni e dei filtri delle informazioni a disposizione. Non si cercano più la selezione e la qualità ma la quantità e la velocità, senza rendersi conto che non ci si informa veramente. Il rischio è quello di avere sempre più sapere a disposizione però di illudersi di conoscere quando in realtà non si fa altro che consumare in fretta, come nello scrolling.

Conoscere e farsi domande per poter usare

Come fare, quindi, a usare l’AI con criterio, in maniera positiva e efficiente? In merito Simone Arcagni porta una visione che è la nostra di Ated: mettendo al centro l’uomo, vedendo l’intelligenza artificiale come qualcosa che non è disgiunto, e soprattutto non in contrasto, con l’uomo. E ciò è possibile solamente attraverso la conoscenza non solamente tecnologica, che dopotutto nel suo modo di vedere è decisamente meno importante dei modi in cui viene pensata, immaginata, disegnata e rappresentata, bensì strutturale e di impatto culturale. Non può quindi esserci un’interazione efficiente e umana dell’AI senza prima interrogarla. Secondo lui, dove la tecnologia potrebbe offrire risposte, da ottenere con un semplice prompt, l’importante è invece fare e farsi domande: è chiedersi come funzionano i dati, che fine fanno, come vengono usati, quali utilizzi possono essere ideati e come essi possono essere personalizzati alle proprie esigenze. In un’era dove la comunicazione commerciale pare dominare il panorama pubblico, con le aziende che usano gli spazi per fare marketing, Simone Arcagni evidenzia l’enorme numero di persone, di ogni età, che invece è interessato a capire davvero. Parla delle file davanti ai musei, di quelle a manifestazioni come il Salone del Libro della sua Torino ed anche della grande partecipazione, che è soprattutto trasversale, a manifestazioni legate all’innovazione. Vede tanta gente che ha voglia di investire del tempo per capire che cosa sta succedendo attorno a sé e l’epoca moderna. A suo avviso questo fenomeno, in una società dove regna l’immediatezza, andrebbe sottolineato e portato maggiormente all’attenzione dell’opinione pubblica.

Che cosa serve secondo Simone Arcagni per sviluppare l’AI

Servirebbero collaborazioni tra università, enti pubblici e privati, aziende per sviluppare degli ecosistemi in termini di AI e anche per dare vita a start up e per identificare e formare profili di professionisti in grado poi di farli funzionare. E in Ticino, grazie a noi di Ated, https://ated.ch/corsi-di-formazione-ictsi può già studiare, con gli AFP, da Businnes AI Specialist, Digital Collaboration Specialist, Cyber Security Specialist e Multimedia Content Creator.

Gli eventi Ated e la sua visione

Non a caso, abbiamo scelto Simone Arcagni come docente e lo abbiamo voluto anche come speaker al Festival. Il nostro evento è un esempio di momenti di scambio e di informazione in grado di unire più generazioni e più fasce di professionalità che ritiene essere necessari per imparare a vedere l’AI dal punto di vista culturale e non solo tecnico. Nella sua visione il settore economico deve dialogare con quello istituzionale, perché è proprio il conoscere e sapere come funziona l’intelligenza artificiale, partendo dall’impatto culturale, che consente un utilizzo realmente corretto, etico, rispettoso dell’uomo e della sua evoluzione.

Call to project

È aperta la call to project per progetti innovativi, quelli selezionati saranno al Festival AI.

Per partecipare: Ated AI Innovation Challenge

Prossimi eventi Ated

11 giugno: ESTATED

16 luglio: AIPerithink

27 agosto: AIPerithink

 

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