Quei dati lasciati ovunque
In ogni possibilità si nascondono dei rischi, spesso l’altro rovescio della medaglia, che se non conosciuti possono creare realmente problemi. Da quando esiste Internet, si può ottenere tutto con una semplice ricerca: informazioni, contatti, di persone, ci si può informare in maniera diversa e immediata e accedere direttamente a siti e piattaforme delle persone che si vogliono seguire, oltre che consumare contenuti in modo diverso. Nel farlo, però, si lasciano nella rete una quantità di dati personali, più o meno consapevolmente, che portano a una tracciabilità, usata poi dagli algoritmi per proporre soluzioni personalizzate in ambito marketing. Ma i dati possono anche utilizzati da truffatori.
I dati e l’AI
Lo stesso vale con quelli che vengono inseriti nei sistemi di intelligenza artificiale, a partire dai chatbot come ChatGPT o Gemini, anzi sovente il rischio non viene colto essendo una tecnologia nuova. C’è una forte sensibilizzazione sulle cyber truffe per quanto concerne pishing e furto di dati, mentre per quanto riguarda l’AI il pericolo è nuovo e potrebbe non essere percepito. Sistemi di AI generativa potrebbero, per il sistema di funzionamento che parte dall’analisi e dall’apprendimento di schemi per produrre contenuti nuovi, avere insiti dei bias cognitivi, voluti o no. La generazione di nuovi contenuti è senza dubbio un possibile business importante, soprattutto in un’epoca in cui la comunicazione di massa è così importante.
Cosa sono i software proprietari
Il possibile orientamento ideologico delle risposte e la non precisa consapevolezza di dove andranno a finire i dati inseriti possono minare la fiducia dei consumatori verso sistemi codificati come ChatGPT o Gemini. Una risposta plausibile sono sistemi di intelligenza artificiale differenti, open source anziché software proprietario. Un software proprietario viene creato e utilizzato dal proprietario, nel caso dei chatbot più noti Google per Gemini, OpenAI per ChatGPT, assieme a Microsoft, Anthropic con quote di Amazon e Google per Claude. Il codice alla base dei programmi è chiuso e non accessibile e non modificabile dagli utenti: di conseguenza, la sicurezza dipende dal fornitore e non da chi lo usa e con essa anche la gestione dei dati.
Definizione di open source
I sistemi open source invece il codice di funzionamento è pubblico. Chiunque sia abbastanza avvezzo alla sua lettura lo può vedere ed eventualmente anche modificare, acquisendo fiducia nella trasparenza e nella sicurezza dei dati, oltre che in un funzionamento ritenuto meno schierato a livello ideologico (anche se è comunque possibile inserirvi dei biasi cognitivi). La Svizzera ha ben compreso queste dinamiche e si è fatta promotrice della creazione di un modello totalmente costruito in casa, grazie ad una collaborazione tra i due Politecnici Federali di Zurigo, l’ETH, e Losanna, l’EPFL.
Il progetto della Svizzera e il ruolo del Ticino
Si tratta di un prodotto open source, con un approccio completamente aperto verso il pubblico. È un progetto in via di sviluppo e su cui anche il Ticino avrà un ruolo importante. Infatti il “ChatGPT della Svizzera” è stato testato presso il Centro Svizzero di Calcolo Scientifico (CSCS) grazie al supercomputer Alps. Questa tecnologia, che si trova a Lugano e rende fiero il nostro cantone, ha contribuito all’addestramento del nuovo sistema di AI. Rilasciato nel 2025, il sistema ha preso il nome di Apertus, una scelta da parte della Svizzera che non è casuale: vuole indicare i principi di base che lo rendono potenzialmente differente da sistemi realizzati e posseduti dalle grandi compagnie della BigTech. La volontà del progetto è quella di ridurre la dipendenza tecnologica dalle grandi compagnie straniere, soprattutto americane e cinesi, non solo in ottica commerciale ma anche ideologica. Possedere l’AI può diventare un punto di forza nei prossimi decenni e la Svizzera lo ha capito e ha scelto di convogliare le capacità dei suoi politecnici su un prodotto interamente suo.
A che punto è l’AI della Svizzera
Apertus è il primo modello linguistico pubblico e open source svizzero, addestrato per ora a partire dalle infrastrutture pubbliche svizzere e disponibili. Al momento è una base tecnologica che, nelle intenzioni, dovrebbe fungere da punto di partenza per sviluppare chatbot, sistemi di assistenza digitale e possibili traduttori. Per ora è pensato soprattutto per la ricerca, la pubblica amministrazione, le aziende e l’istruzione, non prettamente per l’uso di utenti comuni, ma viene considerato l’inizio di un ecosistema su cui costruire poi strumenti diversi e specializzati. Viene visto dal team che lo ha realizzato come un punto di partenza.
Gli scopi e che cosa è oggi
Ma verso dove, dove desidera arrivare la Svizzera con la sua intelligenza artificiale generativa open source? Difficile dirlo, di certo lo scopo è avere il controllo sulla propria sovranità digitale, offrendo un modello dove i dati restino in casa, portando a convogliare grazie alla percezione di fiducia, e anche a un certo orgoglio nazionale, gli utenti verso Apertus da prodotti appartenenti alle BigTech. L’obiettivo ultimo è tenere al sicuro i dati e dare affidabilità, con un sistema aperto che può essere compreso da chi è in grado di leggere i codici, un’operazione di trasparenza nazionale. È una mossa che va verso un rafforzamento della sovranità svizzera, intesa in senso digitale: e vista l’importanza dei dati, uno dei beni ormai ritenuti più preziosi, è una mossa strategica a livello geopolitico.
Pro e contro dei sistemi open source
Apertus potrà andare verso lo sviluppo di sistemi di AI nazionale per vari settori: questa sembra essere al momento la direzione immediata che la Svizzera vuole dare al suo sistema open source. Al momento i modelli open source sono ritenuti generalmente meno prestazionali rispetto alle principali tipologie di software proprietari, che al contempo possono offrire un supporto maggiormente strutturato e hanno a disposizione più dati da usare per i loro cicli di aggiornamento. Va detto che open source non è per forza sinonimo di sicurezza, perché il codice potrebbe essere utilizzato male, sia da potenziali hacker che da persone che non lo integrano correttamente nei loro processi, come può essere anche esposto a tecniche di inversione del modello o addirittura a fughe di dati, proprio quando dovrebbe proteggerlo. Servono quindi efficaci sistemi di crittografia e protezione.
I punti deboli dell’intelligenza artificiale creata dalla Svizzera
L’intelligenza nazionale open source svizzera tocca con forza anche il Ticino, visto il ruolo del Centro di Calcolo di Lugano e può senza dubbio diventare motivo d’orgoglio. Per ora ha gettato le basi per possibili modelli elvetici ma non è ancora paragonabile a un chatbot come ChatGPT: è il punto di partenza per sviluppare possibili programmi. Al momento, contiene anche dei bias, non inserisce in automatico eventuali aggiornamenti e correzioni e tecnicamente non è ancora pensato per un uso comune e accessibile a tutti. Inoltre, dipende da finanziamenti pubblici, al contrario di quel che accade con i software proprietari, che hanno il capitale delle più grandi aziende tecnologiche. Per ora, è un’importante operazione etica e di trasparenza, poi si vedrà.
Prossimi eventi
24 febbraio: Incontro informativo per il percorso di formazioneCyber Security Specialist
28 Febbraio: CoderDojo
26 marzo: Assemblea generale ordinaria
