L'intelligenza artificiale sta entrando in una nuova fase. Dopo l'entusiasmo generato dai chatbot e dagli assistenti digitali, l'attenzione si sta spostando verso gli agenti AI: sistemi capaci non solo di generare contenuti, ma di compiere azioni, interagire con applicazioni aziendali e supportare processi sempre più complessi.
Le potenzialità sono enormi, ma anche le aspettative. Eppure, mentre il dibattito si concentra spesso sulle capacità dei modelli, molte organizzazioni stanno iniziando a comprendere che il vero fattore determinante non è l'intelligenza dell'agente, bensì la qualità delle informazioni sulle quali basa le proprie decisioni. Un tema oggi più che mai attuale e che sarà al centro dell'intervento di Salvatore Cataldo, Head of Azure Solutions di Moresi.com, al Festival AI Lugano 2026, in programma il 19 novembre presso il Palazzo dei Congressi di Lugano.
Nel corso della sessione “Your AI agent is only as good as your data”, sarà approfondito il ruolo di governance, sicurezza, Data Sovereignty e gestione del patrimonio informativo aziendale come elementi indispensabili per trasformare l'AI agentica in un reale vantaggio competitivo per le organizzazioni.
«Quando parliamo di AI agentica, tendiamo a concentrarci su ciò che l'agente è in grado di fare. La domanda più importante, però, è un'altra: quanto possiamo fidarci dei dati che utilizza?», osserva Salvatore Cataldo.
Il valore nascosto nei dati aziendali
Ogni azienda possiede una grande quantità di informazioni distribuite tra sistemi ERP, CRM, piattaforme cloud, posta elettronica, documenti e applicazioni di business. Nella maggior parte dei casi questi dati non sono organizzati in modo uniforme e spesso risiedono in ambienti differenti.
Per anni questa frammentazione ha rappresentato soprattutto una sfida operativa. Oggi, con l'avvento dell'intelligenza artificiale, rischia di diventare un limite strategico.
Un agente AI può infatti analizzare informazioni, suggerire decisioni o automatizzare processi, ma la qualità del risultato dipende inevitabilmente dalla qualità dei dati disponibili.
«L'intelligenza artificiale non elimina i problemi legati ai dati. Al contrario, li rende ancora più evidenti. Se le informazioni sono incomplete, incoerenti o non governate correttamente, anche le risposte migliori possono perdere valore», spiega Cataldo.
Dalla produttività alla fiducia
L'adozione degli agenti AI porta con sé un cambiamento importante: l'automazione non riguarda più soltanto attività ripetitive, ma coinvolge processi decisionali e operativi sempre più rilevanti per il business.
Per questo motivo il tema della fiducia assume un ruolo centrale.
Le organizzazioni devono sapere quali dati vengono utilizzati, da dove provengono, chi può accedervi e in che modo vengono protetti. Non si tratta soltanto di una questione tecnologica, ma di un elemento essenziale per garantire affidabilità e continuità operativa.
Secondo Cataldo, «la fiducia non nasce dall'intelligenza del modello, ma dalla capacità dell'azienda di governare dati, accessi e processi. È questo che permette all'AI di diventare uno strumento realmente utilizzabile su larga scala».
Sicurezza e governance come acceleratori
Quando si parla di innovazione, sicurezza e governance vengono talvolta percepite come ostacoli che rallentano l'adozione delle nuove tecnologie. La realtà è però molto diversa.
Le aziende che stanno ottenendo i risultati più significativi dai progetti di intelligenza artificiale sono spesso quelle che hanno investito nella gestione del proprio patrimonio informativo: classificazione dei dati, controllo degli accessi, protezione delle informazioni sensibili e definizione di regole chiare per il loro utilizzo.
In questo scenario la governance non rappresenta un vincolo, ma una condizione necessaria per crescere in modo sostenibile.
«Sicurezza e governance non limitano l'innovazione. La rendono possibile. Senza una base solida è difficile immaginare un'adozione diffusa e affidabile degli agenti AI all'interno delle organizzazioni», sottolinea Cataldo.
Il tema della sovranità del dato
Accanto alla governance emerge un secondo tema sempre più rilevante: la Data Sovereignty.
Le aziende desiderano comprendere dove vengono conservati i propri dati, come vengono utilizzati e quali garanzie esistono in termini di controllo, conformità e protezione.
Il tema assume particolare importanza nell'era dell'AI, dove il dato rappresenta la materia prima da cui derivano analisi, raccomandazioni e azioni automatiche.
Mantenere il controllo sul patrimonio informativo non significa rallentare l'innovazione, ma garantire che il valore generato dall'intelligenza artificiale rimanga sotto il governo dell'organizzazione.
Una nuova maturità per l'intelligenza artificiale
L'AI agentica promette di trasformare il modo in cui le aziende lavorano, collaborano e prendono decisioni. Ma la vera sfida non riguarda soltanto la tecnologia.
Riguarda la capacità di costruire un ecosistema di dati affidabile, sicuro e governato.
«Gli agenti AI possono diventare un potente acceleratore di business, ma il loro valore dipenderà sempre dalla qualità delle fondamenta sulle quali vengono costruiti. E queste fondamenta sono i dati», conclude Cataldo.
Nell'era dell'AI agentica, quindi, il vero vantaggio competitivo potrebbe non essere rappresentato dagli algoritmi più avanzati, bensì dalla capacità delle organizzazioni di governare, proteggere e valorizzare il proprio patrimonio informativo.

