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Senso critico e fonti, quello che i ragazzi devono davvero sapere sull’AI

Scritto da ated | 15 lug 2026

Intelligenza artificiale ormai imprescindibile per i ragazzi

A che età i ragazzi dovrebbero approcciarsi con l’AI e iniziare ad utilizzarla? In un mondo che in generale è sempre più tecnologizzato entrano molto presto in contatto con strumenti quali smartphone, piattaforme di servizi online e simili: malgrado una nuova attenzione agli schermi, i genitori vivono immersi nella tecnologia ed è pressoché impossibile mantenere lontani i ragazzi. Farlo non è nemmeno la via migliore per loro, che si trovano a dover ignorare un universo con cui prima o poi si troveranno confrontati e il rischio è di arrivarci impreparati. Peraltro, spesso essere nativi digitali viene scambiato con l’avere competenze. La differenza è sempre nel modo in cui qualcosa viene usato e l’intelligenza artificiale non fa eccezioni.

I ragazzi potranno inserirla nel loro modo di intendere lo studio e più avanti nel lavoro. Chi adesso ha tra i 14 e i 18 anni è la prima generazione che studia con l’AI: chi ha qualche anno in più l’ha conosciuta direttamente nel mondo del lavoro, chi è più piccolo cresce in una realtà in cui il suo apporto sarà considerato scontato. Ma è proprio nella fascia di età dell’adolescenza che è utile che i giovani imparino a comprendere non solamente come utilizzare l’intelligenza artificiale, così come ogni tecnologia, ma soprattutto a capire come è costruita e pensata.

Una formazione che va oltre il prompting per comprendere i meccanismi

Come Ated siamo profondamente convinti che per non essere dominati dall’AI e delle sue applicazioni, mantenendo come esseri umani un ruolo centrale, che sfrutta le possibilità tecnologiche e non ne viene dominato e sostituito, sia determinante la conoscenza. Se si sa che cosa è un mezzo, si è in grado di governarlo e con l’intelligenza artificiale non è diverso. E conoscere non significa semplicemente capire quale prompt inserire, anche se gli strumenti pratici e concreti, immediatamente applicabili, sono senza dubbio basilari: senza capire i meccanismi che portano da un imput ad un output non si potrà nemmeno fare prompting in modo efficace. L’AI non garantisce passaggi lineari da A a B, per farlo ha bisogno di una collaborazione impegnata e attiva della persona. Per riuscirci, serve la formazione.

La nostra formazione estiva per i ragazzi

Durante l’estate organizziamo una settimana di formazione intensiva per ragazzi dai 14 ai 18 anni. Vogliamo aiutarli a imparare come approcciarsi con l’intelligenza artificiale in maniera pratica ma soprattutto supportarli nel guardarla dal di dentro, nell’interrogarsi sui meccanismi, su quello che danno e su quello che ricevono. Li alleneremo a fare e farsi le domande giuste, andando oltre un uso che sia puramente meccanico, a vedere l’AI come un supporto che evolve con loro e amplifica le loro capacità piuttosto che come uno strumento statico. Nel nostro programma partiremo dalle basi, da dove e come è nata l’intelligenza artificiale, non per parlare necessariamente di storia ma per portare i ragazzi a ragionare su come vengono ottenuti i risultati. Spesso si crede che porre una domanda a ChatGT o a Claude conduca senza alcun passaggio intermedio alla risposta corretta, all’elaborazione della tesi, alla soluzione del compito. Al di là del fatto che un uso passivo e senza il vero intento di imparare è penalizzante nel percorso di studi e poi di lavoro e di vita, perché dà nozioni che non vengono davvero apprese ed elaborate e non fa acquisire caratteristiche poi utili, credere che qualsiasi informazione venga data è corretta a prescindere è un errore.

Come nasce l’AI

Nella nostra formazione i ragazzi comprenderanno come lavora davvero un’AI, in maniera da comprendere il meccanismo e poterlo usare a loro vantaggio. Il nostro obiettivo è che capiscano quanto mantenere un senso critico, che li porti ad analizzare e a ragionare su quello che ottengono, che non si fidino a prescindere ma che comprendano che non hanno a che fare con una macchina magica onnisciente bensì con una tecnologia che crea informazioni apparentemente ex novo, di fatto derivanti da quello che ha appreso. L’intelligenza artificiale viene addestrata con milioni e milioni di dati, che le servono per comprendere le connessioni e i sentieri che li collegano. Quando riceverà dei nuovi dati, elaborerà i suoi contenuti a partire dai pattern che le sono stati forniti, ragionando secondo probabilità matematiche. Se i dati sono orientati in un certo modo, ne consegue che anche le risposte ottenute terranno conto di quello che ha ricevuto: da qui nascono i bias cognitivi di cui parlerà ad esempio Alessia Confarini al Festival AI Svizzera e Italia, il più importante evento che organizziamo.

 

Che cosa può fare ciascuno per abbattere stereotipi e bias

È importante che i ragazzi durante la formazione possano vedere chiaramente come le risposte che ricevono dall’AI sono predeterminate non solamente dalla qualità dell’input che forniscono, che è comunque fondamentale, ma anche da quello che è stato usato per addestrarla. Consapevolmente o meno, visioni del mondo, idee, culture, con i loro stereotipi e i loro falsi miti sono state trasmessi e sono dunque la base del modo di lavorare dell’intelligenza artificiale. È logico che per modificare l’AI e renderla meno portatrice di bias cognitivi servono interventi concertati ad alti livelli, ma ciascuno può contribuire nel suo piccolo: non a cambiare i paradigmi ma a non farsene travolgere. Una formazione a nostro avviso deve servire a quello.

Il primo passo per ragazzi e non solo: chiedere le fonti

Come possono quindi i ragazzi difendersi da bias cognitivi, premesse stereotipate o risposte che non hanno delle vere fondamenta scientifiche, ad esempio concetti portati dall’intelligenza artificiale che non trovano riscontro? Prima di tutto, ponendosi in modo critico. Chi usa un approccio scientifico e ragionato, quando riceve un’informazione va a verificare da dove viene, chiedendo le fonti. È una delle basi dello studio. Se nulla dovrebbe essere preso per valido solo perché portato da una tecnologia, perché per l’AI dovrebbe essere diverso? Incoraggiamo i ragazzi a partire da una semplice richiesta delle fonti. Quando ChatGPT o Claude porta un concetto, una definizione, una spiegazione, è bene che gli domandino da dove l’ha presa, chiedendo un riferimento bibliografico o autorale da poi andare a verificare, esattamente come si è sempre fatto (o si dovrebbe fare) quando si lavora con altri strumenti.

La formazione organizzata da noi di Ated per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni, una settimana intensiva, mira quindi a far ragionare ed a acquisire strumenti, a capire il dietro le quinte e poi ad utilizzarlo per creare qualcosa. Desideriamo un approccio dinamico, che non li faccia stare per ore seduti ad ascoltare, ma che li aiuti a costruire il necessario senso critico e soprattutto la necessità di utilizzarlo, e al contempo che possano “mettere le mani in pasto”. Vogliamo che acquisiscano una visione dell’AI come di qualcosa da comprendere e da usare, a partire dai concetti e dai meccanismi spiegati, ragionando e interrogando sempre gli output ricevuti.

Per informazioni

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16 luglio AIPerithink

24 agosto Corso intensivo: intelligenza artificiale per giovani studenti

27 agosto AIPerIthink