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Licenziamenti Amazon e AI: perché la formazione è l'unica difesa contro l'automazione

Scritto da ated | 10 feb 2026
Gli scenari aperti dal caso Amazon

Amazon è spesso visto come il simbolo dei tempi che cambiano, del commercio che passa dall’offline all’online, ora l’attualità spicciola fa emergere delle importanti riflessioni in merito all’impatto dell’integrazione dell’AI nelle dinamiche aziendali: da un lato, un potenziale pericolo, dall’altra delle immense opportunità. Le discriminanti restano l’etica delle aziende e la propensione dei lavoratori a formarsi.

Che cosa sta succedendo e che cosa c’entra l’AI

Soprattutto durante la pandemia, il colosso americano ha acquisito sempre maggiore rilevanza, aumentando i propri servizi e il proprio organico. In queste settimane sta facendo invece discutere la decisione dei vertici di operare dei tagli importanti, con ben 30mila persone che, tra ottobre 2025 e questo periodo, verranno licenziati: non per tutti ci sarà un riassorbimento. È innegabile come moltissime persone abbiano immediatamente pensato a riduzioni di organico riconducibili in particolar modo all’uso dell’intelligenza artificiale all’interno dell’azienda. I vertici, in merito, restano prudenti, parlando di una ristrutturazione aziendale volta a semplificare l’organizzazione puntando su efficienza e tecnologia, senza mai citare direttamente l’AI come causa diretta e prevalente, ma è ovvio come ad un’analisi attenta la scelta di sviluppare e implementare a vari livelli le novità tecnologiche ha avuto e ha un’influenza sui flussi di lavori interni.

Le parole del CEO

Amazon non ha mai fatto infatti mistero di puntare ad implementare l’intelligenza artificiale nei suoi processi e il CEO Andy Jass aveva ammesso con alcuni dipendenti che l’adozione dell’AI e di strumenti automatizzati in genere avrebbero probabilmente reso necessarie meno persone per svolgere alcuni lavori, creando però il bisogno di altre figure.

L’uso dell’intelligenza artificiale nei magazzini di Amazon

È noto come il colosso americano abbia puntato sin da subito sull’uso dell’intelligenza artificiale in vari processi, ad esempio in quelli logistici, in ottica di ottimizzazione di inventari, previsioni di domanda e gestione del magazzino. Si tratta di compiti che potevano richiedere un vasto numero di persone, impegnate in operazioni spesso ripetitive e in cui, col tempo, era facile incappare in errori, portando a spreco di materiale. Sistemi con visione artificiale e dati di machine learning aiutano a riconoscere e smistare articoli, identificando quelli difettosi o con errori, aiutando nella divisione, nell’impacchettamento e nell’organizzazione delle spedizioni. Una razionalizzazione di queste operazioni ha un impatto sulla gestione del magazzino, sia per conoscere esattamente quanti e quali pezzi sono disponibili sia per decidere, in base alle tendenze di mercato, che cosa spostare dove, ottimizzando i flussi ma richiedendo inevitabilmente meno forza lavoro. Sapere quanti pezzi destinare a che magazzino e immaginare quali articoli verranno maggiormente richieste consente un flusso organizzativo più fluido, con più efficienza, meno tempi d’attesa per gli utenti e meno spreco. In questo senso, l’AI viene ritenuta utile anche in ottica di sostenibilità ambientale: non solo grazie a sistemi di visioni artificiale vengono identificati i pezzi danneggiati, che non vengono nemmeno spediti, ma rende più razionali e dunque meno impattanti a livello ambientale i trasporti.

L’AI impiegata anche nel marketing e nella personalizzazione delle offerte

Amazon al contempo usa l’intelligenza artificiale per leggere i trend di mercato e per personalizzare e rendere più efficaci inserzioni di marketing per i consumatori, per aumentare il loro grado di fidelizzazione e di articoli ordinati, proponendone sempre di nuovi in linea coi loro gusti e aiutando a sviluppare offerte scalabili e altamente personalizzate e dunque appetibili per i possibili consumatori, inserendosi così anche nel retail. Vari servizi di assistenza clienti e call center sono stati sostituiti gradualmente da chatbot automatizzati. Una lunga serie di dati operativi dei clienti è ora gestita da strumenti di AI, messa ampiamente in campo anche per analizzarli dal punto di vista della sicurezza, alla ricerca di potenziali virus e minacce.

Il pensiero di noi di Ated

In sostanza, quindi, è evidente come l’inserimento dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi e operativi abbia un impatto sui licenziamenti, anche se il colosso probabilmente sta riassorbendo assunzioni in eccesso operate durante il periodo d’oro della pandemia. Senz’altro da questo lato non è un esempio virtuoso di come noi di Ated vorremmo venisse impiegata l’AI, che per noi dovrebbe essere uno strumento che potenzia l’azione dell’uomo e non la sostituisce. Se eliminare i lavoratori in favore delle macchine potrebbe apparire a qualcuno un risparmio, non viene considerato l’impatto a medio e lungo termine sulle economie, con ripercussioni che porterebbero a una eventuale contrazione: qualcuno dovrebbe assorbire i costi di persone senza lavoro, con meno possibilità di spesa e più bisogno di forme di assistenzialismo.

I nuovi ruoli nati con l’AI

In ogni caso, non va sottovalutato il fatto che una ristrutturazione come quella di Amazon, ed è stato sottolineato anche dal suo CEO, porta ad avere necessità di nuove figure, che sappiano gestire l’integrazione dell’AI nei processi produttivi. Dunque, se alcune professioni meno qualificate possono essere meno richieste, serviranno esperti nei campi dello sviluppo di tecnologie personalizzate e di sicurezza, oltre che in grado di formare vertici e lavoratori. In merito, noi di Ated formiamo con i nostri corsi AFP Cyber Security Specialist, Digital Collaboration Specialist, Business AI Specialist o Multimedia Content Creator, figure che rappresentano l’evoluzione di professioni già presenti e che saranno indispensabili per chiunque vorrà cavalcare realmente l’innovazione digitale.

Il messaggio dei licenziamenti di Amazon ai lavoratori

Il caso di Amazon mostra come è possibile che a causa dell’intelligenza artificiale ci sia una minor richiesta di determinati ruoli, quelli potenzialmente che portano compiti più ripetitivi, che siano in magazzino o in ufficio, ma che al contempo stanno nascendo nuovi bisogni da cogliere per costruirsi carriere solide e capaci di puntare a posti di grande attrattività anche economica. Dove i compiti automatizzabili richiederanno meno personale, si libereranno posti per posizioni più creative e innovative, dove l’AI non potrà sostituire il genio umano ma sarà fondamentale per integrarlo. Formarsi è dunque fondamentale per poter rimanere competitivi in un mercato del lavoro che cambia, senza paura e partendo dal presupposto di farsi amica l’evoluzione anziché temerne una sostituzione.

E quello alle aziende

Le aziende stesse però sono chiamate a un’azione di responsabilità verso i propri lavoratori e a un uso etico dell’AI che li affianchi e non li sostituisca, onde creare dei gap occupazionali e economici troppo elevati tra chi è stato in grado di adattarsi e chi invece, per vari motivi, non lo ha fatto. Va dunque promossa un’integrazione dell’uomo con le macchine, sostenuta da una formazione continua: solo così non solamente resteranno competitive sul mercato ma contribuiranno a mantenere un bacino di utenti in grado di acquistare i suoi prodotti e servizi, prerogativa senza cui nessuna offerta è vincente.

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