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La vera innovazione con l’AI sta nella mentalità. L’opinione di Fausto Turco

Scritto da ated | 27 mag 2026

Chi non cambia mentalità perde competitività

L’intelligenza artificiale spazzerà via dal mercato del lavoro intere professioni e fasce d’età di lavoratori, quelli meno giovani, meno freschi di studi? Se lo chiedono in molti, in realtà, secondo Fausto Turco, AI & Digital transformer, fondatore de “Il punto digitale”, che ama definirsi “Tech Humanizer”, proprio la convivenza tra generazioni e competenze diverse potrebbe essere la chiave vincente per le aziende che vogliono avere una marcia in più, a patto però di una modifica sostanziale di mentalità.

Ovvero: non resta indietro chi non è un nativo digitale (che non comporta, in ogni caso, una automatica conoscenza della tecnologia, ma spesso una credenza in merito, se si pensa tra l’altro che una buona percentuale della popolazione svizzera non ha una sufficiente competenza in termini digitali), ma chi non fa uno scatto di mentalità e non modifica il suo punto di vista, il suo approccio all’intelligenza artificiale e a quelli che sono la sua base imprescindibile, i dati. Ovviamente, la conditio sine qua non è la formazione in merito agli strumenti fondamentali della digitalizzazione e dell’AI, che noi come Ated proponiamo ad aziende e lavoratori, però senza dubbio non è sufficiente.

Se ci sono lacune, l’AI le amplifica

Fausto Turco, che sarà relatore al Festival dell’AI Svizzera e Italia di novembre, in una sua interessante analisi porta la sua opinione su che cosa significa un vero cambio di mindset legato all’intelligenza artificiale che, in perfetta risonanza con la nostra visione generale, definisce “una grande possibilità per rimettere il pensiero al centro”, per un’innovazione che ruoti attorno all’uomo e non alle macchine. Fa notare infatti come spesso accada che delle società investano in tecnologie, anche di ottima qualità, allocando risorse importanti, credendo di portare un’innovazione, senza poi progredire se non sulla carta.

Stando alle sue parole, l’AI amplifica quel che già c’è e se vi sono delle lacune nella strategia e nella direzione di un’azienda, non farà che metterle in evidenza maggiormente, piuttosto che colmarle. A suo avviso, è meglio scegliere di rallentare, almeno apparentemente, per modificare e ristrutturare alcuni aspetti aziendali, a partire dalla mentalità e dal modo di intendere i dati, per poi avere un’evoluzione maggiormente efficace e reale. Serve cambiare quelle che definisce “strutture analogiche”, non tanto nella tecnologia quanto nella mentalità.

Il ruolo dei dati in un uso efficace dell’intelligenza artificiale: guardare al futuro, non al passato

“La cultura analogica non si misura in anni di anzianità né in capacità di usare un’app: si misura nel modo in cui si concepisce il lavoro, si distribuisce l’autorità decisionale, si tratta il dato come informazione viva o come scoria amministrativa”, scrive Fausto Turco. I dati sono il nutrimento con cui funziona l’intelligenza artificiale: tanto chatbot tradizionali, come ChatGPT, Claude o altri, che altri programmi, sono in grado di creare ex novo risposte e contenuti, ma lo fanno sulla base dei dati che ricevono e che possono analizzare e elaborare. Tradotto, più efficace è l’imput, più mirato sarà anche l’output.

Come le aziende trattano i dati e il cambio di mentalità necessario

La gestione dei dati è da sempre ravvisata come un limite allo sviluppo dell’AI. Infatti, ci sono aziende che per anni non hanno trattato in modo efficiente i dati, perdendoli tra gestionali diversi, per esempio uno per le fatture ricevute ed uno per i nominativi dei clienti, tanto per portare un caso, o addirittura non segnando e tracciando informazioni che sono poi andate perse e che fotograferebbero in modo reale l’andamento aziendale.

Per Fausto Turco, il problema non è solamente tecnologico, perché quello, in fondo, si può risolvere investendo in tecnologie, ma “l’abitudine a documentare il lavoro come adempimento formale piuttosto che come condivisione di conoscenza”. Se vengono registrati solo dati che, anche nei cruscotti dashboard e nei sistemi di Business Intelligence più sofisticati, il rischio è di guardare indietro, a quello che è stato, e non in avanti, al futuro. E l’AI interviene sul futuro, sul domani.

 

Quando un giovane può “rubare” il lavoro a un manager grazie all’AI

Saper usare al meglio i dati potrebbe consentire a un giovane appena uscito da un’università o da corsi di formazione, come i nostri AFP, dove si parla di intelligenza artificiale, di proporre, con l’uso dei chatbot, un’analisi più innovativa e perspicace di quella di un manager di lunga data. Quest’ultimo potrebbe conoscere alla perfezione i meccanismi dell’azienda, ma non sapere quali dati usare, restando indietro rispetto a una persona meno addentro alle dinamiche. Dunque, cosa possono fare le generazioni meno giovani per restare al passo?

Innovarsi sempre per restare al passo. Non nuovi ruoli ma nuove competenze

Per Fausto Turco non solamente imparare a usare l’AI ma soprattutto cambiare mentalità e comprendere che l’intelligenza artificiale artificiale sta modificando l’intera struttura economica e continuerà a farlo, modificando non solo governance e management ma anche la struttura di gestione e comunicazione. Saranno richieste sempre nuove competenze, che cambieranno di progetto in progetto, creando non tanto nuovi ruoli bensì nuove mansioni: chi non è pronto a rimettersi in gioco costantemente potrebbe non essere competitivo e appetibile per il mercato.

Perché la collaborazione transgenerazionale è vincente

Ma le generazioni più esperte hanno il vantaggio di conoscere il “saper fare” e il loro compito è insegnare ai più giovani e meno esperti a “saper far fare” all’AI. Magari non conosceranno gli algoritmi, però saranno in grado di valutare la pertinenza di un imput. Secondo Fausto Turco la chiave per la vera evoluzione di un’azienda è far lavorare assieme, in quest’ottica, le generazioni, affiancarle e farle chinare su un problema da risolvere con l’intelligenza artificiale.

Lì sta il vero cambio di mentalità. I ruoli cambieranno, certamente, alla velocità in cui le persone sapranno adeguarsi, e lo stesso vale per le aziende, di qualsiasi dimensione e settore. Si avrà una rivoluzione nel modo di intendere le HR, perché muteranno le competenze, in continuo divenire, da mappare e su cui lavorare. Tutti dovranno ampliare le competenze in modo dinamico e lavorare sui loro data-driven. I silos verticali, sia per quanto riguarda ruoli che per le strutture e le tecnologie, saranno superati da nuove governance e visioni. L’AI porterà una rivoluzione a chi è pronto a adattare la sua mentalità, altrimenti sarà un’innovazione solo sulla carta.

La call to project di Ated

Fausto Turco sarà tra i relatori del Festival AI Svizzera e Italia, l’evento più importante di Ated per durata e coinvolgimento di personaggi di rilievo del mondo tech e visitatori. È aperta la call to project per progetti innovativi.

Per partecipare: Ated AI Innovation Challenge

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