ATED rompe il silenzio: una strategia che guarda all'Amministrazione, aziende lasciate ai margini e porte chiuse al dialogo. Ma il futuro digitale del Ticino non può essere costruito senza le sue imprese. ATED lancia l'allarme sulla strategia digitale cantonale: «Digitalizzare l'Amministrazione non significa digitalizzare il Ticino. Le aziende sono quasi invisibili, gli obiettivi non sono misurabili e il dialogo con chi rappresenta la digitalizzazione continua a trovare porte chiuse».
Lugano, 12 ottobre 2026
Intelligenza artificiale, trasformazione digitale, innovazione, ICT. Sono parole che ormai accompagnano quotidianamente il dibattito pubblico ticinese.
Dall'inizio del 2026, secondo una stima preliminare, oltre 700 articoli dedicati a questi temi sarebbero apparsi sui principali media locali. A questi si aggiungono interventi politici, interrogazioni parlamentari, conferenze, dibattiti e dichiarazioni istituzionali.
Un'attenzione certamente positiva, che dimostra quanto la tecnologia sia diventata centrale per il futuro economico e sociale del nostro territorio.
Ma alle parole corrisponde una strategia altrettanto concreta?
È la domanda che si pone ATED – Associazione Mantello Tech, ICT e Digital del Canton Ticino, dopo aver analizzato approfonditamente il documento pubblicato dal Consiglio di Stato il 28 febbraio 2024 e intitolato «Strategia per la trasformazione digitale del Cantone Ticino» e i suoi aggiornamenti.
L'analisi solleva preoccupazioni significative, a partire da una questione fondamentale: la strategia presentata come cantonale riguarda prevalentemente la digitalizzazione dell'Amministrazione pubblica, non lo sviluppo digitale del Ticino inteso come territorio, economia e società.
«Non è una questione di parole. È una questione di visione», dichiara Luca Mauriello, presidente di ATED. «Il Cantone Ticino non è soltanto la sua Amministrazione. È fatto di aziende, lavoratori, professionisti, università, scuole, centri di ricerca, startup e cittadini. Eppure, leggendo questa strategia, ci chiediamo dove sia il progetto per accompagnare concretamente tutti questi attori nella trasformazione digitale».
UNA STRATEGIA PER IL CANTONE O PER LA SUA AMMINISTRAZIONE?
Il documento contiene principi certamente condivisibili: accessibilità, interoperabilità, sicurezza, efficienza, digital first, once-only e gestione dei dati.
Sono elementi importanti per modernizzare la macchina amministrativa.
Ma a pagina 7 la strategia precisa espressamente che il proprio campo di applicazione riguarda le unità amministrative dell'Amministrazione cantonale.
Una delimitazione che ATED considera particolarmente significativa.
«Se l'obiettivo è digitalizzare l'Amministrazione cantonale, benissimo. È un percorso necessario che sosteniamo. Ma allora occorre chiamarlo con il suo nome. Non possiamo confondere la modernizzazione dei servizi pubblici con una strategia complessiva per la trasformazione digitale del Canton Ticino».
Per ATED, una vera strategia territoriale dovrebbe affrontare anche questioni fondamentali per il futuro economico del Cantone: competitività delle imprese tecnologiche, digitalizzazione delle PMI, attrazione di investimenti, sviluppo di startup, formazione di specialisti, intelligenza artificiale, cybersecurity, infrastrutture digitali e innovazione. Il documento non sviluppa un programma organico dedicato a questi ambiti, né chiarisce sufficientemente il loro collegamento con le altre politiche cantonali. «La digitalizzazione dell'Amministrazione è un pezzo del futuro digitale del Ticino.
Non può essere scambiata per l'intero progetto».
OTTO OBIETTIVI, MA DOVE SONO I RISULTATI MISURABILI?
La strategia individua otto obiettivi: condizioni quadro, accessibilità, partecipazione, efficienza, dati, innovazione, competenze e strumenti di lavoro.
Obiettivi difficilmente contestabili nei principi, ma che secondo ATED presentano una debolezza importante: nel documento strategico non sono accompagnati da un sistema sufficientemente definito di indicatori, risultati attesi, scadenze e risorse.
«Ogni imprenditore conosce il significato di un obiettivo SMART: specifico, misurabile, raggiungibile, rilevante e definito nel tempo», sottolinea Mauriello.
«Scrivere “promuovere l'innovazione e lo sviluppo tecnologico” è condivisibile. Ma cosa significa concretamente? Quante imprese ne beneficeranno? Quali risultati ci si aspetta di ottenere? Entro quando? Con quali investimenti? E come potranno cittadini e aziende verificare il raggiungimento di questi obiettivi?»
La strategia prevede che gli indicatori vengano sviluppati nella fase attuativa. Tuttavia, secondo ATED, un documento pluriennale dovrebbe già offrire un quadro sufficientemente preciso delle priorità e dei risultati da conseguire.
Lo stesso vale per la roadmap, che non presenta un cronoprogramma dettagliato dei singoli interventi, e per il quadro finanziario, che non quantifica nel documento strategico gli investimenti complessivi e i benefici economici attesi.
«Una strategia non dovrebbe limitarsi a descrivere ciò che si vuole fare. Dovrebbe permettere di verificare ciò che è stato effettivamente fatto».
LE AZIENDE ICT NON SONO SOLTANTO FORNITORI DELLO STATO
Un'altra criticità riguarda il ruolo attribuito al settore privato.
Il documento riconosce che i partner privati svolgono un ruolo centrale nell'attuazione della strategia, ma ne descrive il contributo soprattutto nell'ambito della fornitura e dell'integrazione di servizi tecnologici.
Per ATED, questa impostazione non valorizza sufficientemente il ruolo economico e strategico delle imprese.
«Le aziende tecnologiche non esistono soltanto per vendere software, infrastrutture o servizi all'Amministrazione. Sono realtà che innovano, investono, assumono personale qualificato, formano giovani, sviluppano prodotti e contribuiscono alla competitività del territorio».
Nella strategia non emerge un programma specifico per sostenere la crescita dell'ecosistema ICT ticinese.
Mancano obiettivi dedicati alla competitività del settore, all'internazionalizzazione, all'attrazione di investimenti tecnologici, allo sviluppo delle startup e alla disponibilità di competenze specialistiche.
Manca inoltre un sistema di osservazione dell'economia digitale che permetta di misurare periodicamente il numero di imprese tecnologiche, gli occupati, il valore aggiunto generato, gli investimenti e i fabbisogni professionali.
«Come possiamo definire politiche efficaci per un settore economico se non disponiamo di un quadro sistematico della sua evoluzione, delle sue necessità e delle opportunità che può generare?» «Le imprese ICT devono essere riconosciute come protagoniste dello sviluppo economico del Ticino, non soltanto come fornitori dell'Amministrazione».
INTELLIGENZA ARTIFICIALE: NON BASTA CITARLA TRA LE TECNOLOGIE EMERGENTI
ATED esprime preoccupazione anche per il trattamento riservato all'intelligenza artificiale.
Nel documento del febbraio 2024, l'AI viene menzionata tra le tecnologie emergenti, insieme a cloud computing e Internet of Things.
Non viene tuttavia sviluppata una strategia specifica per la sua adozione, per la gestione dei rischi, per la formazione, per la governance dei sistemi o per la sperimentazione di applicazioni concrete.
«Oggi l'intelligenza artificiale sta modificando profondamente il modo di lavorare delle imprese e delle amministrazioni. Non possiamo limitarci a citarla come una tecnologia emergente. Dobbiamo chiederci come il Ticino intenda affrontare questa trasformazione e quali opportunità voglia cogliere».
Secondo ATED, è necessario sviluppare una visione che comprenda l'adozione responsabile dell'AI, la formazione, la gestione dei dati, la sperimentazione e il sostegno all'innovazione.
Considerazioni analoghe riguardano la cybersecurity.
La strategia affronta correttamente la sicurezza dei sistemi amministrativi, ma non sviluppa una politica complessiva per la resilienza digitale delle imprese, delle infrastrutture critiche e degli altri attori del territorio.
«Proteggere i sistemi informatici dell'Amministrazione è indispensabile. Ma proteggere il Ticino dalle minacce digitali è una sfida molto più ampia».
PARTECIPAZIONE E INCLUSIONE: PRINCIPI SCRITTI, MA COME VENGONO APPLICATI?
Uno degli aspetti che ATED considera maggiormente problematici riguarda il coinvolgimento degli attori economici e tecnologici.
La strategia afferma espressamente che la trasformazione digitale non può prescindere dalla partecipazione dei soggetti pubblici e privati attivi sul territorio.
Definisce inoltre il proprio approccio come «continuativo, inclusivo e partecipativo».
Tra gli esempi vengono citati il Tavolo Ticino digitale, Prospettiva 2040, GenZ Lab e altre iniziative di consultazione.
ATED riconosce il valore di questi momenti, ma osserva che iniziative circoscritte non equivalgono necessariamente a un sistema permanente e strutturato di confronto.
La governance descritta nel documento è infatti prevalentemente amministrativa, senza prevedere un organismo consultivo stabile che coinvolga formalmente le rappresentanze economiche e tecnologiche.
«Non basta organizzare incontri o consultazioni occasionali per poter parlare di partecipazione continuativa. Il coinvolgimento dovrebbe essere strutturato, trasparente e capace di incidere concretamente sul processo di definizione e valutazione delle politiche digitali».
ATED CERCA IL DIALOGO. MA, SECONDO L'ASSOCIAZIONE, TROVA SISTEMATICAMENTE PORTE CHIUSE
A rendere ancora più preoccupante questa situazione è l'esperienza che ATED riferisce di aver maturato nei rapporti con le strutture dell'Amministrazione cantonale responsabili della trasformazione digitale.
L'associazione afferma di aver cercato ripetutamente di instaurare un dialogo costruttivo, mettendo a disposizione competenze, esperienze e conoscenze provenienti dalle aziende e dai professionisti del territorio.
Tentativi che, secondo ATED, non hanno trovato la disponibilità al confronto auspicata.
«Da tempo cerchiamo di costruire un rapporto di collaborazione con chi si occupa della trasformazione digitale del Cantone. Non chiediamo privilegi, incarichi o finanziamenti. Chiediamo di poterci confrontare, presentare proposte, condividere esperienze e contribuire con le comptenze delle aziende che rappresentiamo. Eppure, ogni volta che tentiamo di avviare un dialogo strutturato, abbiamo la sensazione di trovare una porta chiusa», dichiara Mauriello.
La recente richiesta di un incontro per discutere la proposta di un Gruppo consultivo permanente per la trasformazione digitale viene considerata dall'associazione un ulteriore segnale di questa difficoltà.
«Troviamo difficile comprendere come si possa dichiarare indispensabile il coinvolgimento degli attori economici e, contemporaneamente, non trovare neppure lo spazio per discutere una proposta proveniente da un'associazione economica che rappresenta proprio il settore interessato».
Per ATED, il confronto non dovrebbe dipendere esclusivamente dalle iniziative promosse dall'Amministrazione.
«Il dialogo deve funzionare in entrambe le direzioni. Una partecipazione autentica significa anche essere disponibili ad ascoltare proposte che nascono dal territorio, comprese quelle che possono mettere in discussione impostazioni già definite». «Non chiediamo che le nostre idee vengano necessariamente condivise. Chiediamo che possano essere ascoltate».
ANCHE IL GRAN CONSIGLIO SOLLEVA QUESTIONI SUL DIGITALE: QUALE SEGUITO CONCRETO?
Le preoccupazioni espresse da ATED si inseriscono in un dibattito che coinvolge anche il Parlamento cantonale.
Negli ultimi anni, attraverso interrogazioni, interpellanze e altri strumenti parlamentari, il tema della trasformazione digitale è stato più volte portato all'attenzione del Consiglio di Stato.
Intelligenza artificiale, innovazione, servizi digitali e competenze tecnologiche sono questioni sulle quali diversi deputati hanno manifestato interesse.
Secondo ATED, è necessario verificare con maggiore attenzione quale seguito concreto sia stato dato alle richieste formulate in sede parlamentare e in quale misura le risposte istituzionali abbiano prodotto interventi effettivamente misurabili.
«Non basta rispondere a un'interrogazione richiamando una strategia o un'attività in corso. I cittadini e le imprese hanno il diritto di comprendere quali decisioni siano state prese, quali investimenti siano stati effettuati e quali risultati siano stati raggiunti».
L'associazione esprime preoccupazione per il rischio che alcune risposte rimangano prevalentemente programmatiche, senza consentire di verificare chiaramente tempi, responsabilità e risultati.
ATED ritiene pertanto opportuno procedere a un'analisi sistematica degli atti parlamentari dedicati al digitale, confrontando le domande dei deputati, le risposte del Consiglio di Stato e gli eventuali sviluppi successivi.
«Se anche i rappresentanti eletti dal popolo faticano a ottenere riscontri concreti e verificabili su determinati temi, è legittimo interrogarsi sull'efficacia degli strumenti di confronto e rendicontazione». «Il digitale non può essere un tema centrale nei discorsi politici e diventare marginale quando si tratta di definire responsabilità, scadenze e risultati».
DOPO ANNI DI DIGITALIZZAZIONE, È TEMPO DI VALUTARE IL LAVORO SVOLTO
Il percorso di trasformazione digitale cantonale è iniziato diversi anni fa. La strategia attualmente in vigore copre il periodo 2024–2027, mentre alcune iniziative preparatorie risalgono almeno al 2021.
Per ATED, dopo anni di attività, è opportuno accompagnare il lavoro svolto con una valutazione pubblica, trasparente e indipendente dei risultati raggiunti.
«Non intendiamo mettere in discussione l'impegno delle persone che hanno lavorato alla digitalizzazione del Cantone. Al contrario, riteniamo che proprio il loro lavoro meriti di essere analizzato, valorizzato e valutato sulla base di risultati concreti».
L'associazione ritiene necessario conoscere con maggiore chiarezza gli investimenti sostenuti, i progetti completati, i servizi effettivamente digitalizzati, i benefici per cittadini e imprese, i risparmi conseguiti e gli eventuali ritardi.
«Dopo anni di lavoro non dovrebbe essere sufficiente continuare a presentare ciò che si intende realizzare. Dovrebbe essere altrettanto naturale rendere conto di quanto è stato realizzato».
Una valutazione indipendente, secondo ATED, non dovrebbe essere interpretata come un attacco all'Amministrazione o ai suoi collaboratori.
Al contrario, rappresenterebbe uno strumento per riconoscere il lavoro svolto, identificare le buone pratiche e migliorare la pianificazione futura.
«Chi ha lavorato seriamente alla digitalizzazione del Cantone merita che i risultati vengano misurati e riconosciuti. E chi finanzia questi interventi, attraverso le proprie imposte, merita di conoscerli».
LA PROPOSTA DI ATED: UNA STRATEGIA TICINO DIGITALE
ATED non intende limitarsi a evidenziare le criticità.
L'associazione propone di mantenere e sviluppare l'attuale strategia per la digitalizzazione amministrativa, affiancandole una visione territoriale più ampia.
Una Strategia Ticino Digitale che integri amministrazione pubblica, sviluppo economico, innovazione, formazione, intelligenza artificiale e dati.
Un progetto che riconosca il digitale come componente strategica dell'economia ticinese e che coinvolga stabilmente le imprese, le associazioni economiche, gli istituti di formazione, le università e i professionisti del settore.
In questo contesto si inseriscono le due proposte già avanzate da ATED: un Gruppo consultivo permanente per la trasformazione digitale, con coordinamento stabile e partecipazione di esperti secondo i temi trattati, e una Commissione cantonale Cyber Security per la quale ATED attende una risposta.
«Non proponiamo nuove strutture per moltiplicare la burocrazia. Proponiamo strumenti di confronto capaci di mettere a disposizione delle istituzioni competenze che già esistono sul territorio».
ATED: «CONTINUEREMO A DARE VOCE ALLE AZIENDE, ANCHE QUANDO SARÀ SCOMODO»
Alla luce delle difficoltà di dialogo riscontrate, ATED conferma la volontà di esercitare con determinazione e indipendenza il proprio ruolo di rappresentanza economica.
L'associazione continuerà ad analizzare le politiche pubbliche, le strategie, gli investimenti e le iniziative cantonali riguardanti il settore Tech, ICT e Digital, evidenziando in maniera documentata eventuali criticità, incoerenze e discrepanze tra gli obiettivi dichiarati e le scelte concretamente adottate.
«La nostra disponibilità al dialogo rimane. Ma il confronto deve essere reciproco. Non possiamo continuare a chiedere incontri senza ottenere la possibilità di discutere le nostre proposte e, contemporaneamente, accettare che nei documenti ufficiali si parli di partecipazione e inclusione come se questi principi trovassero piena applicazione».
ATED ritiene pertanto che le proprie future osservazioni pubbliche non debbano necessariamente essere precedute da un'interlocuzione preventiva con le strutture amministrative interessate.
«Non cerchiamo una contrapposizione istituzionale. Ma rappresentare un settore economico significa anche assumersi la responsabilità di esprimere posizioni critiche quando necessario».
Il presidente Mauriello conclude:
«Il Ticino ha aziende, professionisti, università e competenze tecnologiche di valore. Ha persone che ogni giorno lavorano sull'intelligenza artificiale, sulle infrastrutture, sullo sviluppo software e sull'innovazione. Non possiamo permetterci che queste risorse siano considerate soltanto quando occorre acquistare tecnologia o realizzare un progetto».
«Digitalizzare l'Amministrazione è importante. Ma trasformare digitalmente un Cantone significa qualcosa di molto più grande: significa creare le condizioni affinché le imprese possano crescere, i giovani possano formarsi, l'innovazione possa svilupparsi e il territorio possa competere».
«Il nostro compito non è assecondare le istituzioni. È rappresentare le aziende, contribuire allo sviluppo del settore e chiedere che alle parole seguano risultati. Perché il futuro digitale del Ticino non può essere costruito senza chi il digitale lo costruisce ogni giorno».
Documento di riferimento: Strategia per la trasformazione digitale del Cantone Ticino (28 febbraio 2024)
Comunicazione Cancelleria dello Stato - Arnoldo Coduri
ATED – Associazione Mantello Tech, ICT e Digital del Canton Ticino
Fondata nel 1971, ATED è l'associazione mantello di riferimento per il settore tecnologico, ICT e digitale del Canton Ticino, riconosciuta come associazione economica cantonale.
Attraverso le quattro associazioni che rappresenta, ATED costituisce un punto di riferimento per un ecosistema di circa 7'000 professionisti, contribuendo allo sviluppo, alla valorizzazione e alla rappresentanza del settore tecnologico ticinese.
In qualità di associazione mantello, ATED svolge un ruolo di rappresentanza economica e istituzionale, promuovendo il dialogo tra imprese, professionisti, istituzioni, mondo della formazione e ricerca.
La sua missione si articola attorno a quattro ambiti fondamentali:
Rappresentanza istituzionale: tutelare gli interessi delle aziende e dei professionisti del settore Tech, ICT e Digital, contribuendo alla definizione delle politiche pubbliche.
Innovazione e sviluppo economico: favorire la competitività delle imprese, la trasformazione digitale e l'adozione delle tecnologie emergenti.
Formazione e competenze: promuovere la crescita professionale, lo sviluppo dei talenti e l'avvicinamento dei giovani alle professioni tecnologiche.
Networking e divulgazione: creare occasioni di confronto e collaborazione attraverso eventi, conferenze e iniziative dedicate all'innovazione, all'intelligenza artificiale e alla cybersecurity.
ATED non rappresenta soltanto chi utilizza la tecnologia, ma soprattutto le aziende e i professionisti che la progettano, la sviluppano, la implementano e contribuiscono quotidianamente alla trasformazione digitale del territorio.
Il suo obiettivo è contribuire alla costruzione di un Ticino tecnologicamente avanzato, economicamente competitivo e capace di valorizzare le competenze e le eccellenze presenti sul territorio, assumendo un ruolo attivo e indipendente nel confronto con le istituzioni.
ATED – La voce dell'economia tecnologica e digitale del Canton Ticino.