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ATED sostiene la mozione del Centro: “L’informatica è una competenza di base. Il Ticino non può più permettersi di rincorrere.”

Scritto da ated | 08 mag 2026

ATED – Associazione economica cantonale ICT e Digital – esprime il proprio sostegno alla mozione presentata da esponenti de Il Centro che propone l’introduzione strutturata dell’informatica, del pensiero computazionale e dell’intelligenza artificiale nella scuola dell’obbligo ticinese.

Per ATED questa mozione affronta finalmente una questione fondamentale:
oggi il digitale non è più una competenza specialistica.
È una competenza di base.

Da anni la Confederazione investe risorse enormi nei programmi dedicati alle competenze di base degli adulti, nella digitalizzazione della formazione e nello sviluppo delle competenze digitali diffuse, cercando di colmare lacune che emergono sempre più chiaramente nel mondo del lavoro e nella società.

Uno sforzo enorme.
Quasi “intergalattico” per dimensione, investimenti e complessità.

Ma questi stessi investimenti raccontano una realtà precisa:
per troppo tempo il digitale è stato percepito come qualcosa di accessorio, secondario, quasi opzionale.

Oggi ne vediamo le conseguenze.

Mentre il mercato del lavoro accelera verso:

    • intelligenza artificiale,
    • cybersecurity,
    • cloud,
    • automazione,
    • gestione del dato,
    • infrastrutture critiche,
    • sviluppo software,

una parte importante della popolazione continua a mostrare difficoltà nelle competenze digitali fondamentali:

    • utilizzo professionale degli strumenti informatici,
    • gestione documentale,
    • collaborazione digitale,
    • sicurezza informatica di base,
    • comprensione critica della tecnologia.

Ed è qui che emerge la domanda centrale.

Vogliamo davvero continuare a rincorrere competenze mancanti negli adulti senza intervenire in modo strutturato già nella scuola dell’obbligo?

Il Ticino dispone oggi di competenze straordinarie:

    • USI – Università della Svizzera italiana, IDSIA, SUPSI, SSSE, CERDD, Formazione Professionale, aziende ICT, professionisti altamente qualificati, ecosistemi innovativi riconosciuti.

Le competenze esistono.
Le eccellenze esistono.
Il mercato corre.
Anzi: galoppa.

E il sistema?

Spesso continua ad analizzare, osservare, discutere.

Le analisi devono essere certamente fatte.
Gli approfondimenti devono naturalmente essere effettuati.
Ma non possiamo permetterci di tergiversare. Il tempo della riflessione sta diventando incompatibile con la velocità del cambiamento tecnologico.

ATED pone quindi una domanda semplice ma inevitabile:

siamo davvero certi che, nel 2026, 12 ore di informatica – impartite da un docente che non ha studiato informatica – siano sufficienti per preparare i giovani a un mondo guidato da AI, dati, cybersecurity e automazione?

Siamo davvero convinti che utilizzare uno smartphone significhi essere competenti digitalmente?

La realtà racconta altro.
E soprattutto lo racconta il mercato del lavoro.

È arrivato il momento di smettere di associare il tema delle competenze digitali esclusivamente agli “over 60”.

L’esperienza maturata da ATED sul territorio evidenzia una situazione molto diversa e molto più trasversale.

Il Presidente di ATED, Luca Mauriello, dichiara:

“Da anni mi occupo di analisi delle competenze di base in ambito ICT. È sorprendente constatare come le difficoltà digitali non riguardino soltanto le generazioni più senior.

L’esperienza maturata sul territorio, attraverso attività formative che negli ultimi anni hanno coinvolto oltre 3’000 lavoratori in aziende ticinesi in ogni settore, mostra che molto spesso ci confrontiamo con lacune legate alle competenze digitali di base anche in persone under 30.

La vera differenza rispetto alle generazioni più senior è che spesso un giovane riesce a ‘nascondere’ meglio queste lacune.

Ha maggiore familiarità con smartphone, app, social network e strumenti digitali quotidiani, ma questo non significa necessariamente possedere competenze digitali adeguate o professionali.

La società oggi può scegliere di fare finta di non vedere questo problema… oppure decidere finalmente di affrontarlo.

Quando però si entra in ambiti come gestione documentale, collaborazione strutturata, sicurezza informatica, utilizzo critico dell’AI o comprensione dei sistemi digitali, emergono difficoltà molto concrete.

Questo deve far riflettere.

Perché essere cresciuti circondati dalla tecnologia non significa automaticamente comprenderla davvero.”

Ma esiste un altro tema che oggi non può più essere ignorato:
la consapevolezza dei rischi informatici.

Troppo spesso Internet viene ancora percepito come una sorta di enorme luna park digitale:
un luogo di intrattenimento continuo, apparentemente innocuo, dove tutto sembra semplice, immediato e privo di conseguenze.

La tecnologia è anche svago.
È anche intrattenimento.
È anche socialità.

Ma non possiamo ignorare ciò che esiste dietro quella superficie:

    • truffe online,
    • manipolazione delle informazioni,
    • cyberbullismo,
    • dipendenze digitali,
    • furti di dati,
    • utilizzo improprio dell’intelligenza artificiale,
    • algoritmi progettati per influenzare comportamenti, opinioni e attenzione.

E il problema principale è che molti giovani entrano quotidianamente in questo ecosistema senza avere strumenti adeguati per comprenderlo davvero.

Se la scuola non affronta seriamente questi temi,
se molti genitori stessi non hanno ricevuto una formazione digitale adeguata,
allora la domanda diventa inevitabile:

da chi devono imparare i ragazzi?

Dai social network?
Dagli influencer?
Dagli algoritmi?
Dalla rete stessa?

Per ATED questo rappresenta uno dei temi educativi più urgenti dei prossimi anni.

Perché oggi educare al digitale non significa semplicemente insegnare ad utilizzare uno strumento informatico.

Significa preparare le nuove generazioni a comprendere:

    • il funzionamento della tecnologia,
    • i rischi della rete,
    • l’utilizzo consapevole dell’intelligenza artificiale,
    • la gestione dei dati,
    • la sicurezza informatica,
    • l’impatto degli algoritmi sulla società e sulle decisioni quotidiane.

L’alfabetizzazione digitale non è più una competenza accessoria.

È una forma moderna di educazione civica.

ATED auspica quindi che questa mozione possa diventare il punto di partenza di un percorso concreto, rapido e coraggioso capace di unire:

    • politica,
    • scuola,
    • università,
    • economia,
    • professionisti ICT e Digital,
    • istituzioni formative.

In questo contesto, ATED desidera inoltre esprimere il proprio sostegno al CERDD e mettere a disposizione la propria esperienza maturata sul territorio, offrendo una visione concreta proveniente dal mondo del lavoro, delle aziende e delle professioni digitali.

Perché oggi la scuola non può più essere un compartimento stagno separato dalla realtà economica e tecnologica che evolve all’esterno.

Serve un dialogo continuo tra:

    • chi forma,
    • chi fa ricerca,
    • chi sviluppa tecnologia,
    • chi vive quotidianamente le trasformazioni del mercato del lavoro.

Perché il futuro non sta aspettando.

E il rischio non è soltanto perdere competitività.

Il rischio è costruire una società sempre più digitale… ma sempre meno capace di comprenderla.

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Prossimi Appuntamenti:

11 giugno: Estated 2026

16 luglio: AIPerithink – L’AI che ispira, connette e rivoluziona

 

Per ulteriori informazioni

www.ated.ch

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